﻿{"id":228,"date":"2023-02-06T09:31:35","date_gmt":"2023-02-06T08:31:35","guid":{"rendered":"https:\/\/iicpraga.esteri.it\/?page_id=228"},"modified":"2023-02-06T09:31:35","modified_gmt":"2023-02-06T08:31:35","slug":"storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/iicpraga.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/storia\/","title":{"rendered":"Storia"},"content":{"rendered":"<h4><strong>La Congregazione italiana a Praga<\/strong><\/h4>\n<p>(<em>dal catalogo della mostra permanente<\/em> \u201cLa Congregazione Italiana di Praga. Una storia secolare\u201c, <em>allestita nei locali dell\u2019Istituto Italiano di Cultura e inaugurata il 27 febbraio 2019. Testo di Mauro Ruggiero<\/em>)<\/p>\n<p>La presenza italiana nell\u2019attuale territorio della Repubblica Ceca vanta un\u2019antica e importante tradizione. Nella seconda met\u00e0 del Cinquecento esisteva gi\u00e0 a Praga una nutrita colonia italiana composta principalmente da maestranze edili e mercanti stabilitisi nella citt\u00e0 di Rodolfo II che, nel 1583, divenne capitale dell\u2019Impero.<\/p>\n<p>I mercanti italiani si occupavano principalmente del commercio di beni di lusso, al tempo molto richiesti dalla corte imperiale, ma il gruppo pi\u00f9 numeroso della colonia era composto da architetti, muratori, scalpellini e stuccatori impiegati nei numerosi cantieri del Palazzo Reale e delle prestigiose residenze della nobilt\u00e0 che amava particolarmente lo stile rinascimentale di cui gli italiani furono iniziatori e maestri. Gli italiani stabilitisi a Praga provenivano principalmente dalla regione dei laghi lombardi compresa tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, e nella citt\u00e0 risiedevano con le loro famiglie nelle vicinanze del Castello e lungo le vie Karlova e Vla\u0161sk\u00e1, quest\u2019ultima nota al tempo con il nome di \u201cVia Italiana\u201d. Le loro botteghe circondavano invece l\u2019attuale Piazza di Mal\u00e1 Strana, anch\u2019essa conosciuta come: \u201cPiazza degli Italiani\u201d.<\/p>\n<p>Con il passare degli anni la colonia divenne sempre pi\u00f9 numerosa al punto da indurre i Gesuiti del Collegio Clementino &#8211; presenti a Praga fin dal 1556 in seguito all\u2019invito da parte di Ferdinando I &#8211; a tenere, a partire dal 1560, sermoni in lingua italiana presso la chiesa di San Clemente nella zona della Citt\u00e0 Vecchia. Furono proprio i Gesuiti a iniziare una vera e propria opera di organizzazione della ormai numerosa comunit\u00e0 di italiani e fu cos\u00ec che sotto il loro impulso, tra il 1573 e il 1575, la comunit\u00e0 si diede un\u2019organizzazione stabile dando vita alla Congregazione della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo; un\u2019istituzione con fini assistenziali e religiosi ispirata al modello delle Congregazioni Mariane dei collegi gesuitici. Gli scopi della Congregazione erano sintetizzati nel motto \u201cPro Deo et paupere\u201d ed erano principalmente due: la difesa della fede cattolica nella Boemia protestante e la realizzazione di opere caritatevoli come l\u2019assistenza ai poveri e ai bisognosi senza riguardo per la loro fede religiosa; la cura degli ammalati e la somministrazione ai moribondi dei sacramenti. Primo coadiutore spirituale della nuova istituzione fu l\u2019italiano Padre Blasius Montanini.<\/p>\n<p>Nella Boemia protestante, orfana del carismatico leader religioso Jan Hus, la Congregazione italiana rappresentava una delle minoranze cattoliche sul territorio e per questo ottenne nel 1580 speciali indulgenze da papa Gregorio XIII. La Congregazione contribu\u00ec notevolmente a rafforzare la coesione tra gli appartenenti alla minoranza italiana in Boemia e, grazie alle sue opere caritatevoli, fu subito apprezzata dalla popolazione locale, ottenendo un prestigio tale da indurre, nel corso del tempo, molti cittadini non italiani a chiedere di esservi ammessi. Il legame tra la Congregazione e i Padri Gesuiti fu molto forte, almeno nei primi anni di vita di questa, tanto che nel 1618, quando la Compagnia di Ges\u00f9 venne espulsa dalla Boemia, molti religiosi trovarono rifugio proprio presso i membri della Congregazione.<\/p>\n<p>Nel 1569 gli italiani avevano gi\u00e0 costruito nella Citt\u00e0 Vecchia un proprio oratorio presso il Collegio Gesuitico Clementino, dove tenevano le riunioni, e una cappella nella quale venivano celebrate le funzioni per tutta la comunit\u00e0. Questa cappella, per\u00f2, fu demolita nel 1589 perch\u00e9 ormai troppo piccola e ricostruita completamente a partire dal 1590 per essere consacrata nel mese di agosto del 1600. La nuova cappella, pur essendo dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, fu sempre chiamata dal popolo: \u201cCappella Italiana\u201d e ancora oggi \u00e8 cos\u00ec denominata.<\/p>\n<p>Nel 1602, a causa del numero sempre maggiore di poveri e bisognosi assistiti dalla Congregazione, si decise di acquistare la casa, nel quartiere di Mal\u00e1 Strana, di Domenico de Bossi, illustre confratello, per farne sede di un Ospedale. Il \u201cVla\u0161sk\u00fd \u0161pit\u00e1l\u201d, dotato di una cappella dedicata alla Vergine Maria e a San Carlo Borromeo, fu attivo per molti anni e venne soppresso solo nel 1789 per volont\u00e0 di Giuseppe II, per essere nuovamente rifondato come orfanotrofio maschile il 7 settembre del 1804. Negli Statuti della Congregazione dello stesso anno si ribadisce ancora una volta la duplice finalit\u00e0 dell\u2019istituzione: quella religiosa, con la conservazione della Cappella italiana nella Citt\u00e0 Vecchia, e quella caritatevole con l\u2019amministrazione dell\u2019Orfanotrofio e l\u2019istituzione di un fondo speciale per soccorrere i membri della Congregazione in caso di bisogno. L\u2019Orfanotrofio continu\u00f2 la sua attivit\u00e0 tra molte difficolt\u00e0 e vicissitudini fino al 1941, anno in cui fu soppresso a causa della guerra. La Congregazione italiana, con delibera del 7 giugno 1942, sanc\u00ec il passaggio allo Stato italiano sia della sede dell\u2019ex Ospedale e orfanotrofio di Mal\u00e1 Strana, oggi sede dell\u2019Istituto Italiano di Cultura di Praga, sia della Cappella della Vergine Maria sulla via Karlova nella Citt\u00e0 Vecchia. Anche se, di fatto, nel periodo della guerra tutte le attivit\u00e0 della Congregazione cessarono, questa, tuttavia, non decret\u00f2 mai il suo scioglimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(<em>&#8220;L\u2019Istituto Italiano di Cultura di Praga. Note storiche&#8221;<\/em> di Mauro Ruggiero, Caf\u00e9 Boh\u00e9me, rivista online, 18 gennaio 2013)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Istituto di Cultura Italiana di Praga nasce nel giugno 1922 con lo scopo di diffondere e approfondire la conoscenza della cultura italiana in Cecoslovacchia e di organizzare reciproci rapporti intellettuali e artistici fra l\u2019Italia e la Cecoslovacchia con tutti i mezzi adatti a tale fine. (art. 3 dello Statuto Sociale).<\/p>\n<p>La creazione dell\u2019Istituto fu resa possibile grazie all\u2019impegno di accademici ed intellettuali cecoslovacchi ed italiani residenti a Praga e dai finanziamenti dei governi italiano e cecoslovacco. Tra gli intellettuali italiani promotori del progetto, particolarmente attivo fu Giani Stuparich, primo lettore di Lingua e Letteratura Italiana all\u2019Universit\u00e0 Carlo IV di Praga, dal 1921 al 1922. L\u2019Istituto fu inaugurato ufficialmente il 2 marzo del 1923 alla presenza del Ministro d\u2019Italia Antonio Chiaromonte Bordonaro e del Ministro degli Esteri cecoslovacco Edvard Bene\u0161. Lo stesso Presidente della Repubblica Cecoslovacca, T.G. Masaryk, contribu\u00ec con una donazione in danaro per sostenere la nuova istituzione. All\u2019inizio della sua attivit\u00e0, l\u2019amministrazione dell\u2019Istituto di Cultura Italiana si avvalse di importanti personalit\u00e0 della cultura e della politica dei due Paesi, e solo dal 1945 in poi l\u2019istituto venne gestito direttamente dallo stato italiano con la nomina di direttori italiani. L\u2019Istituto ha pi\u00f9 volte cambiato sede nel corso degli anni fino a stabilirsi nell\u2019attuale edificio nel quartiere di Mala Strana, legato alla storia della comunit\u00e0 italiana presente in Boemia fin dal Rinascimento.<\/p>\n<p>La prima sede dell\u2019Istituto Italiano di Cultura si trovava a Praga 2 in via Je\u010dna n. 26. Nei primi due anni di attivit\u00e0 dell\u2019Istituto, venne creata una biblioteca che utilizz\u00f2 i fondi ad essa destinati per acquistare libri in lingua italiana che, insieme alle donazioni fatte all\u2019istituzione da personalit\u00e0 del mondo politico e accademico, costituirono il primo nucleo della sua collezione libraria. Dal maggio 1926 al dicembre dello stesso anno, direttore responsabile della Biblioteca fu Bindo Chiurlo, professore di letteratura italiana presso l\u2019Universit\u00e0 praghese Carlo IV e vicepresidente dell\u2019Istituto, che insieme a Oscar Zaccaria, anch\u2019egli lettore presso l\u2019Universit\u00e0 Carlo IV, si incaric\u00f2 del lavoro sia tecnico, sia amministrativo. Dal dicembre 1926, la direzione della Biblioteca venne assunta da Franti\u0161ek Praus, segretario al Ministero cecoslovacco della Pubblica Istruzione e consigliere dell\u2019Istituto.<\/p>\n<p>Tra il 1930 e il 1931, la sede dell\u2019Istituto fu trasferita in via Jungmannova 38, sempre a Praga 2, dove rimase fino al 1942, quando l\u2019Istituto fu trasferito presso la sede dell\u2019antico ospedale della Congregazione Italiana di Praga che, al suo scioglimento durante la Seconda Guerra Mondiale, lasci\u00f2 lo stabile di Mala Strana e la Cappella degli Italiani nella Citt\u00e0 Vecchia, allo Stato Italiano. Attualmente la sede dell\u2019Istituto \u00e8 ancora in questo splendido edificio del XVII sec. ubicato tra le vie Vla\u0161sk\u00e1 e \u0160porkova ai piedi della collina di Pet\u0159\u00edn. L\u2019edificio fu ristrutturato nel 1942 a spese della colonia italiana in Cecoslovacchia e i lavori di restauro vennero affidati all\u2019architetto Venceslao Beran. L\u2019Istituto, che fin dal 1938 era diretto dall\u2019illustre Ettore Lo Gatto, per iniziativa del Console Generale Casto Caruso, e con approvazione della comunit\u00e0 italiana, fu anche adibito a \u201cCasa d\u2019Italia\u201d.<\/p>\n<p>Durante la guerra, per un breve periodo di tempo, le attivit\u00e0 dell\u2019Istituto cessarono poich\u00e9 la sede fu messa a disposizione della Croce Rossa Italiana per offrire alloggio ai prigionieri italiani reduci dai campi di concentramento nazisti. Dal 1945 l\u2019Istituto pass\u00f2 sotto il controllo del Ministero degli Affari Esteri italiano e, fino al 1950, le attivit\u00e0 di promozione della lingua e della cultura italiana continuarono senza interruzioni. Con l\u2019avvento del comunismo, le istituzioni culturali occidentali non furono sempre ben viste dal governo, ma l\u2019Istituto di Cultura Italiana riusc\u00ec a mantenersi in attivit\u00e0 grazie alla sua biblioteca. Aggirando la legge e assumendo la denominazione di \u201cBiblioteca Italiana\u201d, l\u2019Istituto pot\u00e9 continuare, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il suo ruolo di promotore dell\u2019italianit\u00e0 in Cecoslovacchia con attivit\u00e0 che spaziavano dal cinema all\u2019organizzazione di corsi di lingua. In questo periodo la Biblioteca si arricch\u00ec dei fondi lasciati ad essa in eredit\u00e0 dalle altre associazioni culturali italiane chiuse all\u2019avvento del regime, come, ad esempio, il \u201cComitato Dante Alighieri\u201d di Brno. Alla fine degli anni Settanta, il controllo del governo cecoslovacco limit\u00f2 le attivit\u00e0 culturali dell\u2019Istituto tra cui anche i prestiti di materiale librario concessi solamente a coloro i quali ne facessero espressa richiesta per uso professionale. Questa situazione perdur\u00f2 fino al 1989, quando con la Rivoluzione di Velluto e la caduta del muro, il Paese si riapr\u00ec all\u2019Occidente. Altri eventi tuttavia concorsero a cambiare il volto del Paese come la separazione del dicembre 1992 che vide la nascita della Repubblica Ceca e della Slovacchia, ma le attivit\u00e0 dell\u2019Istituto Italiano di Cultura (questo il nome ufficiale che risulta nei documenti a partire dagli anni Novanta) poterono proseguire senza problemi e l\u2019Istituto pot\u00e8 continuare, cos\u00ec come fa ancora oggi, ad essere il punto di riferimento per studenti, accademici e semplici appassionati della lingua italiana in questo Paese, cos\u00ec come per la comunit\u00e0 italiana residente in Repubblica Ceca. Con le sue attivit\u00e0 volte alla promozione della lingua e della cultura italiana, l\u2019Istituto Italiano di Cultura di Praga si configura come istituzione attiva nell\u2019opera di attuazione degli accordi culturali in vigore tra l\u2019Italia e la Repubblica Ceca, siglati a Praga per la prima volta il 18 maggio del 1971 e rinnovati nel corso del 2011 dai due governi, volti a garantire un\u2019intensa attivit\u00e0 di cooperazione tra i due paesi nel campo dell\u2019istruzione, della scienza e della cultura per favorire una sempre migliore conoscenza e comprensione reciproca tra i rispettivi Popoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Congregazione italiana a Praga (dal catalogo della mostra permanente \u201cLa Congregazione Italiana di Praga. Una storia secolare\u201c, allestita nei locali dell\u2019Istituto Italiano di Cultura e inaugurata il 27 febbraio 2019. 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