Apriamo la nostra Settimana della lingua italiana con un incontro che esplora un’affascinante “intersezione” tra la letteratura del Rinascimento italiano e l’Europa centrale. Punto di partenza è un episodio poco noto ma straordinario della produzione di Ludovico Ariosto: la figura di Medea nei Cinque canti.
Composti tra il 1519 e il 1526 come prosieguo dell’Orlando Furioso ma mai inclusi nell’edizione definitiva, i Cinque canti abbandonano l’armonia e l’ironia del poema principale per immergersi in un’atmosfera più cupa, dominata dall’inganno. E qui Ariosto compie un’operazione mitologica sorprendente: trasforma la Medea classica – tradizionalmente maga spietata e infanticida – in una sovrana saggia e immortale alla guida di un regno boemo. Questa rielaborazione non nasce per caso. Nel Cinquecento, la Boemia rappresentava per la cultura italiana uno spazio di grande fascino storico e leggendario, alimentato sia dalle cronache locali sia dalla storiografia umanistica, prima fra tutte la Historia Bohemica di Enea Silvio Piccolomini.
Intrecciando il mito classico con la memoria storica boema, Ariosto costruisce un ponte ideale tra l’immaginario ferrarese e il cuore dell’Europa centrale. Indagare questa vicenda significa dunque comprendere non solo le traiettorie taciute del poema ariostesco, ma anche il modo in cui l’Italia del Rinascimento ha percepito, sognato e raccontato le terre boeme.
Alessandro Benassi è ricercatore di letteratura italiana presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha svolto attività di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, l’Università di Padova, Villa I Tatti–The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies, e l’Université de Fribourg in Svizzera. I suoi principali ambiti di studio riguardano la storia e la teoria della retorica, le forme della comunicazione simbolica nella letteratura e nelle arti del Rinascimento e del Barocco, la tradizione dell’emblema e dell’impresa. Si occupa inoltre della fortuna editoriale dell’Orlando furioso e della Gerusalemme liberata, di predicazione e del rapporto tra discorso scientifico e letterario. Grazie alla “Josef Dobrovský Fellowship” dell’Accademia ceca delle scienze di Praga è attualmente visiting researcher presso l’Istituto di Letteratura ceca per concludere una ricerca sulle fonti ceche legate alla figura di Medea nei Cinque canti e sulla presenza degli umanisti boemi in Italia del nord nel Cinquecento.
In italiano con traduzione simultanea in ceco.
19 ottobre alle 18:00
IIC, sala proiezioni
Šporkova 14
Partecipazione gratuita previa registrazione obbligatoria su Eventbrite.